Chi Sono

Mi chiamo Roberta Saccoccio e, da sempre, ho cercato di scavare sotto la superficie delle cose, di ascoltare storie che spesso restano inascoltate. Cresciuta a Civitanova Marche, ho imparato fin da piccola a leggere nei volti e nei silenzi la verità della vita. Non è stato un percorso lineare, ma un continuo andare avanti tra sogni e realtà, dove ogni angolo, ogni ombra, raccontava una storia.

Ho studiato Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, scegliendo di concentrarmi sulla Cinematografia Documentaria. Mi sono immersa in un mondo fatto di luce, movimento e verità nascoste, approfondendo le tecniche di ripresa a Bologna, a S.H.A.D.O - Produzioni, e imparando a usare la luce con l’aiuto di Franco A. Ferrari. Bologna mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi curiosi, a ritagliare la realtà in attimi che, poi, si trasformano in racconti visivi.

I primi passi li ho fatti lavorando nella fotografia di scena e archiviando ogni dettaglio, per poi dirigere i miei primi cortometraggi, come “Percossa e attonita”, e collaborare a progetti intensi come “Mrs Pu” e “Womb” con Werther Ventura. Ho messo in luce storie forti: quelle delle ultime pescivendole di Civitanova Marche in “Meio di pesce che d’oio santo”, i ricordi e le speranze nei paesi dell’ex Jugoslavia in “Tito torna, tutto sarà perdonato”, e persino la forza di chi lotta ogni giorno per non subire violenza, in un video didattico dedicato alla Casa delle donne.

Il viaggio più intenso è stato però fuori dall’Italia. Dal 2008 al 2017 ho vissuto a Rosario, in Argentina. Lì ho collaborato con istituzioni come il Consolato Generale d’Italia, il Ministero dell’Innovazione e Cultura di Santa Fe, l’Assessorato alla Cultura e all’Educazione del Comune di Rosario e l’Università Statale. A Rosario, tra mille contrasti, ho realizzato tre cortometraggi a tematica sociale – l’ultimo dei quali è stato presentato all’OEA a Washington – e prodotto spot istituzionali per il Ministero delle Politiche Sociali della Provincia de Santa Fé. Con “Identità migratorie” ho raccontato l’emigrazione marchigiana in Argentina, un racconto di ritorni e di radici, di appartenenza e di esilio.

Nel 2017 sono tornata a Civitanova Marche, portando con me l’impronta di un’esperienza che ha cambiato il mio modo di vedere il mondo. Oggi, continuo a ideare e dirigere progetti con la stessa forza istintiva che mi ha sempre spinto: raccontare il mondo attraverso il respiro della vita, dare voce a chi spesso viene messo in secondo piano, cercare quell’emozione cruda che si nasconde negli angoli più oscuri della realtà.

Se anche tu hai fame di verità, se sei un cercatore d’oro disposto a scavare nella sconfinata miniera della realtà, sappi che qui non c’è niente di finto. C’è solo la storia, la mia storia, fatta di lotte, incontri, luci e ombre.